I GRANDI VIAGGIATORI IN MOTO

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Ogni volta che mi capita di vedere notizie sul web che riguardano grandi viaggi in moto, ne sono affascinato.
Quando intendo Grandi Viaggi, mi riferisco a imprese come quella sullo stile di Giorgio Bettinelli, il vespista, o di Ted Simon, il triumphista, o le due ragazze di Rugged Road che hanno attraversato l’intera africa negli anni 30 con una Panther 600 con sidecar e un carretto attaccato dietro.
Ma anche non così eroiche: ai tanti “anni sabbatici” di giovanotti tedeschi, svedesi o olandesi che hanno girato il modo su vecchie Honda o Suzuki DR, mettendoci uno o due anni.
Queste sono le imprese a cui mi riferisco: viaggi itineranti che durano mesi se non anni.
Viaggi che hanno lo scopo di crescere interiormente, di imparare e conoscere i popoli e immergersi realmente nell regioni che si attraversano. Viaggi che servono a fermarsi, a capire, a cercare di diventare nero in africa, giallo in asia, indio in sudamerica.
Purtroppo, viaggi diversi dai miei, che sono un povero “overlander”, che viaggia con la spada di damocle del tempo, delle tappe e dell’orologio.
Quanto ammiro e quanto apprezzo quelle persone. Sono pellegrini, viaggiatori, esploratori dell’anima, prima che del mondo.
Quando leggo di queste persone, la prima cose che mi colpisce, sono le moto che vengono usate.
Di solito sono enduro affidabili e con ampia capacità di carico. La descrizione della moto e delle sue caratteristiche, di solito è meticolosa e precisa ed è giusto: caspita, è lei che li porta in giro per il mondo, quindi attenzione a fare la scelta giusta. Tutti sono interessati a come è andata, come si è comportata E come potrei non essere d’accordo.
Ma poi dopo anni di viaggi e di riflessioni sono giunto a una conclusione: la moto per fare un viaggio come quelli, NON CONTA quasi nulla.
NON Contano i pneumatici, NON contano gli ammortizzatori, Non conta in definitiva neanche l’affidabilità e forse la cosa che CONTA MENO DI TUTTE è la potenza della nostra motoretta.
Perchè?
Pensiamoci un po’.
La velocità media, la tappa media, sono irrilevanti: sono viaggi fatti di soste, non di “tirate”, la moto resta ferma per giorni, settimane, mesi, mentre si “vivono” i luoghi. Provate a leggere un libro di queste persone. La moto è davvero solo un mezzo.
A cosa serve una moto supertecnica se lo scopo è quello di viaggiare “per potersi fermare”, se il fine è quello di attraversare un luogo per poterlo capire e conoscerne la popolazione per portare a casa un pezzo della loro essenza.
E allora, forse l’unica cosa che conta è la capacità di carico (anche se poi ci si compra ciò che serve in loco. Cosa serve ricordarsi le mutande se devo stare in giro per due anni?
Certo, restiamo orgogliosamente motociclisti: solo la moto è un mezzo che ci fa spostare in un CERTO MODO, aperti, immersi nel profumo del mondo, sensibili alle temperature, fisicamente frangibili e empatici con il viandante che incontriamo per caso, fermo sul ciglio della strada che veste un sari, un poncho, un giaccone di renna o una maglietta.
La moto serve a non chiuderci dentro una macchina, o un autobus o un treno che si ferma dove vuole lui. La moto ci consente di cambiare strada, di fermarci all’improvviso, di svoltare su una mulattiera e di infilarci in un fienile a dormire.
E rimanerci una settimana, o un mese o qualche giorno o qualche ora, intanto che smette di piovere.
E allora, ragazzi, cosa conta la “potenza” della moto, quando la lunga strada, in realtà non è mai lunga, ma inframmezzata da soste che “sono” la vera realtà del viaggio, cosa conta l’affidabilità, se in ogni città potrò prendermi il tempo di fare qualche piccola o grande riparazione e già che ci sono, conoscere il meccanico che la aggiusta e magari accettare la sua ospitalità, diventarne amico. E cosa contano le “caratteristiche tecniche della moto per fare enduro o vattelapesca”, e ancor meno “i pneumatici”, se ogni villaggio può essere la mia meta finale, per un giorno o due o solo fino a quando finisce quella sagra o quella fiera inaspettata, e scoperta per caso.
Il tempo e l’apertura mentale al viaggio, sono inversamente proporzionali alle caratteristiche “tecniche” della nostra moto.
Lei ci porterà “comunque” dove vogliamo e la ameremo anche se è una povera vespa con ruotine ridicole, o una Triumph tiger 500 cc degli anni 70, o una improbabile Norton come la poderosa del Che Guevara.

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