Mille modi di andare in moto

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Ci sono mille modi di andare in moto. Come piace agli amanti del custom e delle Harley di solito significa tanto asfalto, raduni, eventi. Lunghe gite domenicali, vacanze estive, e magari, perché no, anche qualche bella uscita invernale. Ma ci sono tanti altri modi di usare – e amare – la propria moto. Ok, direte, dipende dalla moto, in definitiva. Ed è vero: gli smanettoni sparano in autostrada e sulla Serravalle, piegano a fil di marciapiede laddove l’arlista raschia le pedane, impennano dove il mototurista sta in terza e sente la coppia del nostro motore che lo spinge con potenza proogressiva, ed è già un gran godimento. Ma c’è gente che, veramente, ha la moto nel sangue.

Ho avuto la fortuna di conoscere due motociclisti che hanno partecipato a diverse paris-dakar e rally raid tipo quello dei faraoni. Non sto a dirvi chi erano: uno è stato pilota ufficiale yamaha quando la Dakar si correva in africa, quella vera. L’altro ha corso la Dakar con i KTM, e poi sui camion, vincendone pure una. Ma entrambi hanno gareggiato le prime competizioni da soli, come privati, senza aiuti, preparando la loro moto con le loro mani. Quello che mi ha colpito è stato il loro amore per le due ruote. Ormai entrambi viaggiano verso i sessanta, ma ancora, si ritrovano il giovedi, nelle valli bergamasche, per la loro uscita in enduro. E vanno alla grande, credetemi.

Ebbene, con queste persone ho passato una giornata di sogni, rivivendo nelle loro parole tutto il pathos di un grande viaggio. La partenza, il freddo delle notti, le nebbioline del mattino, il caldo del deserto, la paura sentita nei racconti di chi aveva più esperienza, quando tu sei lì, al nastro di partenza e tutti ti sembrano più preparati di te. E poi l’adrenalina, il coraggio che metro dopo metro combatte con il buon senso. Mi hanno raccontato della Dakar, una gara che subito si traforma in un’impresa, dove immediatamente capisci che già arrivare in fondo sarà un risultato. E allora, tra quelli come loro – i peones, i fratelli minori, privati e in autosufficienza – si crea un sodalizio di cavalleresca amicizia, di sostegno e aiuto reciproco. Concorrenti che si fermano per aiutarti, che ti passano la loro benzina, che aspettano fino a quando il tuo motore bastardo decide finalmente di ripartire. E senza fare la Paris Dakar, questo è lo spirito dei motociclisti che mi emoziona e mi fa battere il cuore. L’aiuto, l’impegno per qualcuno che non hai mai visto ma che in quel momento ha bisogno di te. Se ho imparato qualcosa in tutti questi anni, è che il viaggio in moto è una piccola metafora della vita, che ti mette alla prova e ti fa capire chi sei. Perché in moto si capisce subito di che pasta sei fatto. E di che pasta sono fatti gli altri.

Un commento per “Mille modi di andare in moto

  1. Amen
    Grandissimo Roberto! Poche righe ma mi hanno emozionato davvero tanto!
    Ho letto i tuoi libri.. non ne sbaglia uno!

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