L’evoluzione del custom

Schermata 2013-09-18 alle 08.36.14

Ok, tutti ne parlano, ma cosa vuol dire “CUSTOM”?   Il termine custom indica qualcosa che è stato fatto “su misura”, a seconda delle necessità del cliente (il “customer” in inglese).

Noi siamo motociclisti e quindi applichiamo questo termine al nostro mondo dove il CUSTOM è uno stile, un modo di vivere, un vero e proprio approccio originale alle cose.

Io nasco come arlista (neologismo di mia invenzione che indica chi possiede una Harley), quindi il custom è nel mio DNA.  Una Harley infatti, è la quintessenza dell’unicità.  La Mother Company stessa ha sempre sostenuto questo approccio, spingendo i propri clienti verso la personalizzazione e l’unicità.  Il risultato è che per decenni, le uniche moto che venivano customizzate erano proprio le Harley, e questo non solo per i motivi sopra descritti, ma anche perchè praticamente gli unici accessori custom reperibili sul mercato, erano quelli per le HD.

Fate uno sforzo mentale e tornate indietro agli anni ottanta: mentre le harley si trasformavano in chopper, bobber, full dresser, rat bikes, le altre moto zero (tranne forse qualche sparuta cafè racer).  Erano davvero poche le trasformazioni che avevano come base per esempio le BMW (i cui proprietari erano dei “monaci” consacrati al mantenimento della moto ORIGINALE) o delle giapponesi ciuccia-manubri (le cui trasformazioni riguardavano solo l’aumento di potenza o di prestazioni).  Gli audaci che provavano a trasformare che so, una onesta MotoGuzzi o una Shadow, finivano per scimmiottare le americane e ottenevano risultati che significavano solo una cosa: vorrei un’Harley ma non posso comprarla.  Il CUSTOM era l’Harley e stop.

Ma da alcuni anni tutto questo sta cambiando, anzi, è già cambiato alla grande.  E meno male.

Dopo decenni di dominio di Milwaukee, “stile-HD” inizia a segnare il passo, per lo meno qui da noi.  I motivi sono molti e secondo me dipendono da una situazione sociale legata ai consumi, alla crisi, ma anche alla diminuita voglia di esteriorità e alla fine del mito “USA”. Dal “Ranzani” siamo passati all’understatement e al gusto di nicchia.  La mia personale opinione è che passati i fasti degli anni novanta e della prima tornata dei duemila, l’edonismo reganiano sul quale ha cavalcato anche l’indimenticato Carlo Talamo (con bravura e intuito), è tramontato e i motociclisti stanno cercando nuovi stimoli di stile dove l’astro a stelle e strisce non è più il mito assoluto. Anzi.

Ed ecco che anche la subcultura custom diventa una rappresentazione della realtà sociale.  Gli yankee hanno fatto parecchie cazzate in molti campi, e per noi europei non sono più così attraenti e poi, diciamolo pure, sono 40 anni che vediamo Harley trasformate in ogni modo e forse ci siamo anche un po’ stufati.

E allora? E allora provate a guardarvi attorno.  E’ un momento di grande fermento stilistico, e tantissime nuove moto vengono riscoperte e valorizzate, a volte facendo di necessità virtù come per esempio gli scrambler con base dell’umile Honda Dominator, o le vecchie Guzzi di cui si scopre finalmente la bellezza classica del bicilindrico, fino all’esplosione del leggendario boxer delle BMW serie R.

Mentre scrivo siamo già nel pieno di questa nuova tendenza, quasi già arrivata al suo punto di massima popolarità, in cui vecchie BMW RT o RS hanno prezzi raddoppiati, per non parlare delle vecchie Triumph Bonneville o delle vecchie italiane.  Il demone del nuovo trend custom del vecchio continente, ha preso piede e non solo in Italia.  Guardatevi le due puntate sul Wheles&Waves (qui il link alla quinta e la sesta ) e vedrete che meraviglia di moto noi europei siamo riusciti a ricavare da vecchi modelli di trent’anni ormai dimenticati in fondo al garage.

E’ l’evoluzione del custom, conseguenza dell’evoluzione sociale che tocca anche i motociclisti, che si adeguano e inventano nuove tendenze e stili. Fino al prossimo cambiamento, ovviamente, perchè il custom è sempre in evoluzione e segue la fantasia e il piacere di potersi trasformare ed essere sempre sè stessi al 100%.

A biker’s work is never done.

RP

 

 

 

 

3 commenti per “L’evoluzione del custom

  1. Credo che il cambiamento e l’evoluzione del custom sia intrinseco alla parola…come hai detto te è un termine che indica la personalizzazione, quindi mi pare ovvio che gli stili seguano i gusti di ognuno, che per quanto personali, rifletteranno sempre mode e stili di pensiero del momento.
    Proprio per questo, quello che mi domando è se esista ancora come stile di vita…non so, io sono ancora giovane, forse non ne posso capire molto, ma trovo che ormai sia solo una moda e non più una filosofia da abbracciare. Sono convinto che molti si sentano motociclisti solo perché hanno 2 ruote spinte dal motore (non per dire, ma si guardi a chi va con scooteroni “customizzati”, per restare nel tema, fino al ridicolo…), o perché hanno montato dei bei pezzi cromati. Insomma io credo che la mia moto parli per me, che sia come una materializzazione della nostra personalità, che diventi una cosa sola con noi nel momento in cui la guardiamo. E’ qualcosa di più che un semplice mezzo.
    Vedo nello stile custom, nel rendere “a propria somiglianza” la nostra moto, sia la porta per portare questa filosofia anche nella nostra vita, ma allo stesso tempo sia anche la via di cui si serve gente ipocrita, che nulla ha a che fare con lo spirito custom, ma che si fregia di questo stile solo per moda, per uno status symbol modello Apple… avranno qualcosa da compensare.

  2. Grande roberto sulla moto la vedo come te. Va usata visduta sempre, a me solo la neve mi ferma xo ho girato nche su quella. Il viaggio in moto è unico e parte dal progetto da casa e lo spettacolo è metterlo in pratica coi vari imprevisti. Curioso di seguire il viaggio a capo nord visto ke l ho fatto nel 2014… A presto

  3. Una lucida analisi…e il sodalizio Milano Cafe Racers è la riprova del bel momento per la creativitá Made in Italy…ti aspettiamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *